La NTT IndyCar Series ha fatto tappa sul nuovissimo tracciato di Markham (Ontario, Canada), un circuito cittadino “corto” che non perdona il minimo errore. La gara è stata vinta da Marcus Ericsson (Andretti Global) davanti a Romain Grosjean (Dale Coyne Racing) e a Will Power (Andretti Global). Quarto posto per il leader del campionato Alex Palou.
Si temeva una gara piena di colpi di scena, e così è stato. Circuito nuovo, anzi, nuovissimo. Foglio bianco per tutti, occasione ghiotta per chiunque se la senta di osare e provare a fare qualcosa di speciale. Alla fine delle novanta tornate, sei caution, otto piloti ritirati e solo quattordici a pieni giri. È stata la gara di chi partiva dal fondo e doveva rimontare, ma alla fine a trarne il massimo vantaggio è sempre lui: Alex Palou è, infatti, a un passo dal quinto titolo.
Sì, perché Andretti Global fa benissimo i compiti, piazzando Marcus Ericsson e Will Power (partito ultimo causa cambio motore – NDR) in prima e terza posizione. Ma deve registrare il ritiro di Kyle Kirkwood, finito a muro. Nonostante l’ottima prestazione di squadra (non mi stupirebbe se Will Power da qui alla fine vincesse una gara), il vero sconfitto del weekend è proprio il nativo di Jupiter. Le sei posizioni di penalità per la sostituzione del motore avrebbero dovuto suggerirgli di stare lontano dai guai, ma così non è stato. Adesso, per il campionato, si fa durissima.
Dale Coyne Racing accarezza il sogno di vittoria con Romain Grosjean fino a cinque giri dalla fine, poi Ericsson arriva, sorpassa e se ne va. Gran prestazione del francese, anche se la strategia di gara iper conservativa non gli ha consentito di difendersi a causa del poco carburante rimasto sulla sua monoposto. Partiva quattordicesimo, poi tra le numerose caution e una strategia particolare, si è trovato lassù dove osano le aquile. Bello, bellissimo: ennesima dimostrazione che, in IndyCar, se lavori bene e guidi forte, puoi vincere una gara con qualsiasi macchina.
Chip Ganassi Racing saluta, ringrazia e guarda già alla settimana prossima, dove con qualche circostanza fortuita si potrebbe anche pensare di chiudere il capitolo 2026. Quarto posto per Alex Palou e, guardando ai diretti avversari per il titolo, si tratta probabilmente di un “arrivederci al prossimo anno”. Lo spagnolo, dopo il contatto con le barriere in qualifica, partiva dall’undicesima casella, ma è stato molto abile a evitare le “bucce di banana” del centro classifica. Partire indietro in un circuito come questo espone necessariamente a dei rischi e la possibilità di fare la figura dello sprovveduto è altissima. Detto questo, ennesima prestazione anonima di Scott Dixon, diciottesimo, rientrato dopo aver riparato la vettura e aver perso sei giri dal leader. La speranza è che il buon Scott abbia già la testa ad Arrow McLaren, perché altrimenti sarebbe opportuno farsi qualche domanda. Quattordicesimo Kyffin Simpson, ultimo dei piloti a pieni giri.
Arrow McLaren sull’ottovolante come sempre. Dopo due gare “Alla ricerca dei Papaya Boys“, Pato O’Ward quinto, Christian Lundgaard sesto e Nolan Siegel dodicesimo. Peccato, perché Lundgaard si è sciolto strada facendo, altrimenti il podio sarebbe stato agevolmente alla portata. Il danese è in piena corsa per il secondo posto in campionato, ma servirebbero meno montagne russe. Staremo a vedere, ma visto il potenziale del team e di questi piloti, per il buon Zak Brown ci sarebbe da piangere.
E, se Zak piange, “The Captain” non ride. Sì, gara decisamente da dimenticare per il Team Penske. La notizia? Scott McLaughlin ottavo, che fa meglio di Josef Newgarden (tredicesimo) e, soprattutto, di David Malukas, diciassettesimo a un giro dal leader, dopo essere rimasto fermo ai box per riparare alcuni danni alla sua macchina. Sembra che al giovane di casa Penske l’aria delle vette della classifica stia dando qualche vertigine di troppo. Il ragazzo si farà, come si suol dire, ma che peccato.
La menzione di merito, questa volta, la diamo al baffo che guida la numero 45 della Rahal Letterman Lanigan Racing. Sì, proprio lui: Louis Foster. Pole position al sabato, gara di altissimo livello fino al giro 43, poi macchina tirata nel muro. Raggiunto ai microfoni, ha dichiarato:
“Ho tentato un sorpasso su Marcus e pensavo di aver lasciato spazio sufficiente rispetto al muro. Ho fatto quasi mezzo giro, ma qui i muri non hanno un raccordo: basta toccare lo spigolo per essere fuori.”
Dategli una macchina, subito. E, per favore, datene una anche a Rinus VeeKay (Juncos Hollinger Racing), giunto settimo.

















