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mercoledì, Settembre 9, 2026
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Alla scoperta del Madring, il nuovo circuito di Madrid

Il weekend del debutto è arrivato: la Formula 1 sbarca per la prima volta a Madrid sul nuovo tracciato ibrido di 5,4 chilometri e 22 curve. Tra rettilinei da 340 km/h e la spettacolare Curva 12, "La Monumental" - una curva sopraelevata lunga 550 metri e inclinata al 24%, la più estesa mai vista in Formula 1 - il Madring promette di essere uno dei circuiti più discussi della stagione. Ecco tutto quello che c'è da sapere prima del semaforo verde.

Il prossimo weekend segnerà il debutto del nuovo circuito di Madrid: il Madring.

Partiamo proprio dal nome. È la fusione tra Madrid e ring, parola inglese spesso utilizzata per indicare un circuito automobilistico. Et voilà: naming internazionale servito.

Però, a pensarci bene, in inglese mad significa anche pazzo, folle. E se andiamo ad analizzare questa new entry del calendario, forse definirlo un “circuito pazzo” non è poi così fuori luogo.

Anzitutto perché il Madring è un circuito ibrido: un po’ strade pubbliche, un po’ sezioni permanenti. Quindi non un circuito cittadino puro come Monaco, ma nemmeno un autodromo tradizionale come Monza. Più vicino, come filosofia, all’Albert Park di Melbourne o al Miami International Autodrome, anche se qui il concetto di circuito “misto” è ancora più marcato.

In totale misura circa 5,4 chilometri e conta 22 curve. Sulla carta non sembra il classico budello cittadino dove le monoposto procedono in fila indiana aspettando che qualcuno sbagli. Ci sono lunghi rettilinei, frenate violente, curve veloci, sezioni concatenate e, naturalmente, muri pronti a ricordare ai piloti che la precisione non è un optional.

Insomma: un bel fritto misto a cui è difficile resistere.

La velocità massima prevista dovrebbe aggirarsi attorno ai 340 km/h. Roba seria, quindi. Ma tranquilli: Monza può continuare a dormire sonni relativamente sereni, almeno per quanto riguarda il titolo di Tempio della Velocità.

Sulla carta, inoltre, il Madring dovrebbe offrire diverse possibilità di sorpasso. E meno male. Di circuiti dove superare è difficile, complicato o addirittura impossibile ne abbiamo già abbastanza. Ben vengano i nuovi tracciati, quindi, ma a una condizione: che portino anche un po’ di spettacolo.

E qui arriviamo alla vera follia del Madring.

Curva 12: La Monumental.

Il nome, già solo a pronunciarlo, mette una certa soggezione.

Parliamo di una lunghissima curva di circa 270 gradi, praticamente tre quarti di cerchio, lunga circa 550 metri, con un’inclinazione laterale annunciata del 24%, pari a circa 13,5 gradi. Dati che, naturalmente, aspettiamo di vedere tradotti nella realtà della pista, perché tra un rendering e l’asfalto ci sono sempre di mezzo qualche ruspa, qualche ingegnere e, possibilmente, la gravità.

Il riferimento visivo è quello delle celebri curve sopraelevate americane. Daytona, per capirci. Con una differenza non proprio trascurabile: qui non correranno stock car su un ovale, ma monoposto di Formula 1 che dovranno affrontare quella curva a velocità elevatissime.

E non è l’unica stranezza architettonica che ci aspetta. A Madrid avremo La Monumental. A Qiddiya, invece, ci aspetta The Blade, l’ormai famigerata curva sospesa.

Insomma, sembra che i progettisti dei nuovi circuiti abbiano deciso di giocare a chi ce l’ha più… scenografica.

Ma la vera domanda è: queste architetture spettacolari produrranno anche spettacolo in pista?

La Monumental, dal punto di vista tecnico, promette di essere particolarmente interessante. Una curva lunga circa sei secondi, percorsa ad alta velocità, significa carichi laterali enormi e prolungati. Gli pneumatici, soprattutto quello maggiormente sollecitato verso l’esterno della curva, avranno parecchio da raccontare ai tecnici una volta rientrati ai box.

Poi c’è la vettura.

Le F1 del 2026 sono più piccole, più leggere e soprattutto aerodinamicamente molto diverse dalle monoposto degli ultimi anni. Con una minore dipendenza dal carico generato dal fondo e un ruolo più importante delle superfici aerodinamiche, il comportamento della macchina in una curva così particolare sarà tutto da scoprire.

Sarà interessante capire anche come si comporterà l’aerodinamica attiva e, soprattutto, quanto la vettura riuscirà a mantenere una piattaforma aerodinamica stabile in una curva così lunga, veloce e sopraelevata.

Insomma, la domanda è semplice. La risposta, molto meno.

“Come reagirà una F1 2026 dentro una curva sopraelevata percorsa a oltre 300 km/h?”

Non resta che attendere il prossimo weekend per scoprirlo.

Next stop: Madring

Stay tuned!